L'ANALISI
È finita come doveva finire. I Persiani hanno forzato le Termopili, Golia ha sconfitto Davide: la Dinamo Losca vince per 7 reti a 6 nella tana del Partizan e si conferma leader del girone E, complicando l'inseguimento del primo posto per i pizzaioli dell'Aranciotto e per i superdotati Sky Long.
È andata così, ma il risultato non racconta sempre la verità. Già, perchè nel rigido martedì sera di Grugliasco il Partizan non ha fatto la parte del panettone alla cena di Natale. È stata battaglia vera stanotte, contro tutti i pronostici e anche contro la sorte avversa.
L'ATTESA SHOCK IN CASA PARTIZAN - Gli antefatti sono noti: con le defezioni di dottor Vana e del migrante Taverniti, e con l'assenza intestinale di Enterogermina Angeletti, il Partizan si è trovato in piena emergenza proprio a poche ore dallo scontro di campionato. La banda Bonamico è corsa ai ripari con il figliol prodigo Tabor, di nuovo in campo con le Furie Rosse dopo le furibonde polemiche - conclusesi poi con la sua partenza - esplose nei corridoi di villa Marval durante l'estate scorsa.
Contro la Dinamo Losca, favorita da tutti i bookmakers, la compagine belgradese in realtà metteva in gioco qualcosa più dei 3 punti. Come ci raccontano voci vicine allo spogliatoio, infatti, mister Bonamico ha appreso a pochi minuti dal calcio d'inizio di una fronda sul punto di scoppiare nei suoi confronti. Nel lungo weekend di avvicinamento al big match, una fazione sfiduciata della rosa pare aver sbottato contro l'idea di "futébol bailado" proposta dallo Special One di Asti, invocando perfino un rocambolesco ritorno di Agazzi alla guida tecnica della squadra. Lo stesso Agazzi che proprio questa sera si è fatto ritrarre dai fotografi con un elegante cappellino giallo sulle tribune della Partizan Arena.
UN ALTRO PARTIZAN - Il Bonaz, però, non ci sta. Con un occhio all'organico rabberciato e un altro rivolto al pallone, schiera un'inedito rombo con D'Amato pilone difensivo, Monaco lungo l'out di sinistra e il Pelado Li Veli come boa d'attacco. Oltre a se stesso, naturalmente, pronto a ringhiare sulle caviglie degli avversari per scacciare i fantasmi dell'esonero.
Pronti, via: è un altro Partizan. Corti in difesa, ordinati in avanti, i ragazzi di Belgrado sembrano aver fatto un tuffo nella pozione di Panoramix. La Dinamo Losca tiene il pallino del gioco ma fatica a trovare sbocchi all'azione, grazie ai meccanismi indovinati dal terzetto difensivo in fase di copertura. Le scorribande offensive latitano da entrambe le parti, ma è proprio nel momento migliore del Partizan che i loschi trovano il gol. Tiro dalla trequarti e misteriosa carambola sulla linea di porta, ma tant'è: 0-1.
Il calcio, si sa, è cinico e baro. Come il destino, e come il raddoppio che si infila alle spalle di Totem Frascisco: dagli sviluppi di un'azione confusa, l'avanti della Dinamo esplode un tiro che incontra prima il pugno di Monaco, poi la schiena di D'Amato, e dopo l'ennesima carambola col palo si insacca in rete.
Un copione che si è visto spesso, nelle sciagurate uscite di inizio 2013 delle Furie Rosse. Ma stasera, stasera è davvero un'altra sera. Ci pensa prima il nuovo entrato Tabor, poi Monaco allunga la zampa in mischia: è pareggio, risultato con cui si torna negli spogliatoi.
PRIMA IL BUIO, POI LA FURIA - La ripresa inizia che peggio non si può. Due gol subiti in tre minuti di gioco e tanta disattenzione. Poi, però, il Partizan ricomincia a macinare bel gioco e a mettere di nuovo sotto i primi della classe. Grazie ai cambi di gioco e alla fitta rete di passaggi sulla trequarti Losca, i Rossi arrivano spesso dalle parti dell'estremo difensore, graziato dai legni (che sembrano a tratti calamitare il pallone) e dalla foga sprecona degli attaccanti. D'Amato passa in fascia, lasciando a Tabor il ruolo di playmaker e di ultimo baluardo davanti alla porta Rossa. Proprio dalla fascia destra e dalla buona intesa con Li Veli nascono i presupposti della sua doppietta, meritata e cercata fino allo stremo delle forze. I Loschi, però, sono squadra esperta e vincente. E continuano a colpire: due reti da calcio piazzato e qualche contropiede di troppo concesso dal Partizan permettono di arrivare a un netto 4-7, salutato da esultanze teatrali e dalla sicumera di chi sente la vittoria in tasca. Al bomber Li Veli saltano i nervi, la stanchezza comincia a premere sulle ginocchia. Il momento giusto per il colpo del top player, che in questo caso si manifesta come un missile diretto all'incrocio dei pali, esploso dal piede educato dello Spice Boy Tabor da posizione impossibile.
Si parte all'ultimo assalto, con il coltello tra i denti: D'Amato e poi ancora Tabor accorciano le distanze, mentre Monaco mette a dura prova i legamenti degli avversari con qualche tackle ai limiti del regolamento.
La Dinamo Losca vede le streghe, si chiude a fortino e spazza il pallone più lontano che può. E alla fine porta a casa tre punti sudatissimi, oltre a qualche risata di scherno strozzata in gola da un Partizan ritrovato.
LA PAROLA CON LA "O" - Le Furie Rosse non conquistano neanche un punto e sono sempre più invischiate in zona retrocessione. Eppure stasera si è tornati a respirare la fiducia nel Proggetto di Bonamico, riscoprendo gioco, affiatamento e qualcosa che mancava da un intero girone.
La parola che inizia con la "o". Non il solito orrore, non l'obbrobrio: il Partizan stasera ha perso la partita, ma ha riscoperto l'orgoglio.
LE PAGELLE
Frascisco 5.5
Sfortunato in più di un'occasione, paga con l'insufficienza un passivo consistente. Dalla sua, mostra nervi incrollabili e non sbaglia un solo rinvio.
D'Amato 6.5
Con l'assenza di Morris Vana, si piazza di fronte a Frascisco e difende con intelligenza. Nel secondo tempo si propone bene in avanti e mette a segno due reti importanti.
Monaco 6
In veste di ala, prende i voti del sacrificio e dell'umiltà. Attento in fase difensiva, si propone con risultati alterni in attacco trovando anche il gol.
Tabor 7
Top player di stirpe. Gioca in tutti i ruoli, segna una tripletta e si dedica frequentemente all'arte del passaggio. Marval prende nota e se lo gode.
Li Veli 6
Il nuovo bad boy del Partizan è lui: vita sregolata, cranio rasato e nervi a fior di pelle. Al contrario, stasera gioca una partita ordinata e si prodiga per il bene del collettivo.
Bonamico 6.5
Il Bonaz è vivo, sia in campo che fuori. Respinte al mittente le minacce di esonero, il santone del Partizan mette in campo le geometrie e un carattere che torna a ringhiare dopo lo sfortunato incidente di novembre.
Matteo Monaco
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Il Partizan Quotidiano / N. 1

UN SOLO MISTER, E' IL NOSTRO GRIDO,
RispondiEliminaE' BONAMICO, E' BONAMICO!!
Grande Partizan!!!
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