Solidità, grinta e spirito di squadra. E' questo il nuovo Partizan K dell'epoca Frascisco, l'uomo che più di ogni altri ha creduto nei mezzi di una squadra data per fallita. Un rinnovo radicale, una vera e propria rivoluzione che, oggi, all'indomani del vittorioso esordio contro i Wolves, sembra anticipare una stagione ricca di successi. Vince e convince il Partizan, capace di fare risultato contro una squadra più dotata tecnicamente, ma sottomessa alla ragnatela tessuta da mister Bonamico, tecnico giovane e preparato, sempre pacato e lontano dalle polemiche, artefice di un autentico miracolo tattico.
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| Li Veli chiude la partita segnando al termine di un'azione in stile panzer |
Lacrime e sangue: la rivoluzione ai tempi della crisi
Fuori le mele marce, da chi spaccava lo spogliatoio a chi si è spaccato troppe volte, per un calciomercato mirato ed oculato. Dal campo di gioco alla panchina, fino alle scrivanie presidenziali, con l'ascesa al potere di quel Marco Valzano già noto nel mondo dell'industria cinematografica, l'opera di risanamento non sembra conoscere figli e figliastri. Il moggiano Frascisco telefona, combina, progetta, ed in poco tempo nasce l'accordo con il Vaticano per ottenere i prestigiosi campi dell'Oratorio S.Alfonso. Ed è sempre con la Chiesa che arriva un altro accordo importantissimo, il colpo di mercato che cambia volto alla squadra. E' Joseph Taverniti, l'uomo della rinascita, l'usato sicuro che macina gioco come una locomotiva sovietica. Ma quello di Frascisco non è solo un regalo al nuovo tecnico: dal Giappone impazza la moda Taverniti ed è così che, alla prima uscita stagionale della squadra, lo stadio conosce il suo record di affluenza, con giornalisti, tifosi e fotografi arrivati da tutto il mondo. Gli epurati masticano amaro: da mister Agazzi, avvistato nel cestino della biancheria all'interno dello stadio, all'incompiuto Angeletti (per lui sembra esserci l'interesse del Besiktas), fino a Tabor e Micheletti, ormai lontani dai riflettori della ribalta.
Fuori le mele marce, da chi spaccava lo spogliatoio a chi si è spaccato troppe volte, per un calciomercato mirato ed oculato. Dal campo di gioco alla panchina, fino alle scrivanie presidenziali, con l'ascesa al potere di quel Marco Valzano già noto nel mondo dell'industria cinematografica, l'opera di risanamento non sembra conoscere figli e figliastri. Il moggiano Frascisco telefona, combina, progetta, ed in poco tempo nasce l'accordo con il Vaticano per ottenere i prestigiosi campi dell'Oratorio S.Alfonso. Ed è sempre con la Chiesa che arriva un altro accordo importantissimo, il colpo di mercato che cambia volto alla squadra. E' Joseph Taverniti, l'uomo della rinascita, l'usato sicuro che macina gioco come una locomotiva sovietica. Ma quello di Frascisco non è solo un regalo al nuovo tecnico: dal Giappone impazza la moda Taverniti ed è così che, alla prima uscita stagionale della squadra, lo stadio conosce il suo record di affluenza, con giornalisti, tifosi e fotografi arrivati da tutto il mondo. Gli epurati masticano amaro: da mister Agazzi, avvistato nel cestino della biancheria all'interno dello stadio, all'incompiuto Angeletti (per lui sembra esserci l'interesse del Besiktas), fino a Tabor e Micheletti, ormai lontani dai riflettori della ribalta.
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| Frascisco salva il risultato neutralizzando un insidioso tiro indirizzato all'incrocio dei pali |
Come a Manchester: Partizan senza pietà
Old Trafford, 10 aprile 2007: il Manchester United surclassa la Roma di Spalletti vincendo 7 a 1. In Europa è record. A Grugliasco, cinque anni dopo, è ancora tempo di tagliare grandi traguardi. Il Partizan K travolge i Wolves 7-2 siglando una delle vittorie più significative della sua storia. E' un primo tempo contratto, difficile, con la squadra in tenuta arancione più brava nel fraseggio e numerose volte vicino al gol. Bonamico lascia in panchina l'eclettico Monaco, affidando le chiavi dell'attacco al bomber Li Veli, ma non è dai suoi piedi che nasce il primo gol della partita. Serve un episodio. Serve il chirurgico sinistro di D'Amato, che sorprende il portiere avversario da posizione defilata e fa esplodere d'entusiasmo gli accesissimi tifosi presenti. Gli avversari non ci stanno e premono per il pareggio, ma la difesa rossa, guidata da un Vana in splendida forma, non lascia passare niente e nessuno. Il vantaggio apre nuovi scenari ed in poco tempo arriva il raddoppio del Partizan, firmato da quel Taverniti sempre pronto allo scambio e alla triangolazione, che trafigge l'estremo difensore con un mancino ravvicinato. Si chiude così il primo tempo, con i rossi in vantaggio per due reti a zero, ma con gli occhi pieni di paura: la stessa che, i questi anni, aveva regalato sonore figuracce alla squadra di Agazzi. E, dopo pochi secondi dalla ripresa, l'incubo sembra materializzarsi: difesa imbambolata, conclusione centrale dalla distanza e Frascisco che lascia scorrere il pallone sotto le proprie gambe. E' il gol dell'1-2, la rete che fino a qualche mese fa avrebbe mandato la squadra nell'oblio. Ma oggi non è tempo di drammi ed è così che, in pochi minuti, arriva l'immediata risposta, grazie al contropiede fulmineo del numero 69 più acclamato di Torino. Trascorrono i minuti, Frascisco ha modo più volte di farsi perdonare, prima neutralizzando un velenoso destro da fuori area, poi immolandosi sul cross rasoterra intercettato dall'attaccante avversario. Tra i padroni di casa c'è nervosismo ed è in quel momento che il Partizan riesce a dilagare: prima D'Amato, poi Li Veli, che si trascina dietro tutta la difesa e spiazza il portiere con un destro secco ed infine Monaco, ancora servito dall'ispiratissima boa dell'attacco rosso. Nel mezzo, l'inutile rete degli ospiti, che fissa il risultato sul 7-2. Una vittoria che lascia pochi dubbi e tante certezze. Giocando così, questo Partizan può puntare in alto.
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| In primo piano la delusione degli sconfitti, sullo sfondo i nostri beniamini festeggiano la prima vittoria in campionato |
Partizan K-Wolves 7-2
Taverniti (3)
D'Amato (2)
Li Veli (1)
Monaco (1)
redatto da Davide Agazzi



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